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LW n. 1/2010 - Editoriale

di Giovanni Battafarano e Cesare Damiano

L’analisi dei dati economici riportata nei saggi presenti in questo volume conferma
che la tesi cara al governo, secondo cui dalla crisi saremmo già usciti o comunque
in Italia staremmo meglio che in altri Paesi europei, non ha riscontro nella realtà.

L’Istat ci ricorda che nell’ultimo anno la riduzione totale degli occupati ammon-
ta a 830 mila unità. Il governatore della Banca d’Italia, Draghi, ha più volte sot-
tolineato che gran parte dei lavoratori non può contare su una rete adeguata di
ammortizzatori sociali. Se si riflette, si può constatare che nell’ ultimo anno e
mezzo in Italia non si è aperto un vero e proprio dibattito sui caratteri della cri-
si e sulle ricette migliori per affrontarla.
Si è cominciato con la Finanziaria 2009 varata dal Consiglio dei Ministri in no-
ve minuti; si è continuato con la detassazione degli straordinari, che denotava
(luglio 2008) una totale incomprensione della crisi; si è passati, attraverso mes-
saggi incoraggianti, a invogliare i lavoratori che perdevano il posto di lavoro,
o finivano in cassa integrazione, a spendere e a comprare; infine si è arrivati al-
l’agenda politica degli ultimi dieci mesi, connotata dalle peripezie giudiziarie e
personali del premier.
Intanto esplodevano vertenze operaie, da Innse a Eutelia, da Alcoa al distretto
tessile di Prato, a Termini Imerese. I lavoratori salivano sui tetti e inauguravano
forme inedite di lotta per difendere il posto di lavoro e squarciare il velo di si-
lenzio che rischiava di avvolgere le loro vertenze. Si portava alla ribalta la cri-
si reale del Paese rispetto al messaggio soft che il governo voleva far percepire
agli italiani.
Il recente congresso del Pd, se ha registrato differenziazioni importanti su altri
aspetti, sulla centralità del lavoro e sull’esigenza di una nuova fase dello sviluppo
ha evidenziato una larga convergenza.
Oggi si auspica un nuovo corso politico imperniato sulle riforme, cui si dovreb-
be dar vita, nelle rispettive opinioni e responsabilità, da parte del governo e del-
l’opposizione.
Probabilmente il momento preelettorale non è il più propizio per avviare ambi-
ziosi, ancorché legittimi, progetti riformatori. Tuttavia, se questo dovesse avveni-
re, l’agenda politico-parlamentare non potrebbe limitarsi alla sfera istituzionale,
ma dovrebbe allargarsi alle questioni economico-sociali, anche per evitare che
dalla crisi si esca accrescendo il divario tra i più forti e i più deboli, tra il Nord e
il Sud, tra i settori più dinamici e quelli più statici dell’apparato produttivo e con
un tributo pesante pagato dall’occupazione.
Tramontata la stagione dell’ubriacatura neoliberista, si riapre a sinistra come a
destra il dibattito sul ruolo dello Stato nell’economia. Di fronte al rischio del falli-
mento di importanti istituzioni finanziarie e assicurative, il governo americano non
ha esitato ad adottare interventi di sapore dirigistico e statalistico.
Se ci soffermiamo sullo specifico italiano, possiamo configurare almeno cinque
aspetti che richiederebbero l’intervento dello Stato:
a) la funzione regolatrice dei mercati, per assicurare concorrenza, trasparenza,
contrasto dei monopoli e dei corporativismi;
b) il ruolo della Pubblica amministrazione come stimolo e non come freno dello svi-
luppo attraverso la semplificazione delle procedure, la collaborazione dei livelli isti-
tuzionali, il principio di sussidiarietà, la tempestività e la chiarezza degli atti;
c) l’intervento nei settori strategici, con una selezione mirata degli incentivi. Nella
green economy si possono creare un milione di posti di lavoro in cinque anni ed
altri esempi similari possono essere proposti;
d) il miglioramento dei servizi e delle infrastrutture per adeguarli alla competi-
zione globale: porti, strade, ferrovie, telefonia e Internet, giustizia, scuola e for-
mazione, sistema socio-sanitario;
e) il ruolo dello Stato a fronte del divario permanente, e per certi aspetti aggra-
vato, tra Nord e Sud. Le già menzionate infrastrutture, la ricerca scientifica, i gio-
vani meridionali, la fiscalità di vantaggio, la posizione del Sud nel Mediterraneo,
una nuova qualità delle amministrazioni meridionali, sono altrettanti capitoli di un
rinnovato rapporto tra Stato e Mezzogiorno.
Un’agenda riformista del lavoro dovrebbe poi rilanciare alcuni temi di cui si discu-
te da anni:
a) la riforma degli ammortizzatori sociali già contenuta nel Protocollo del Welfare
del 23 luglio 2007, validato da cinque milioni di lavoratori e divenuto legge del-
lo Stato (L. 247/07), prevedeva una delega al governo secondo una logica in-
clusiva, per garantire tutele adeguate ai lavoratori precari, parasubordinati o ap-
partenenti alle piccole imprese. Il governo non ha esercitato tale delega, anche se
il ministro Sacconi ha annunciato la presentazione del progetto di riforma all’in-
domani delle elezioni regionali. Il tema della crisi non può aspettare e richiede un
intervento di emergenza per migliorare le tutele in caso di disoccupazione.
Noi abbiamo indicato una strada utile per l’emergenza. Questa strada, per il mo-
mento respinta dal governo nonostante si tratti di una proposta condivisa dalla
maggioranza in Commissione lavoro, si compendia in tre punti. Il primo è la co-
stituzione presso l’Inps di un fondo per retribuire i lavoratori che, pur continuan-
do a produrre, non ricevono un regolare stipendio. Il secondo è l’adozione di una
migliore tutela di disoccupazione per i lavoratori a progetto. Il terzo è l’aumento
della durata della cassa integrazione ordinaria da 52 a 78 settimane;
b) la lotta alla precarietà e al lavoro nero, gli incentivi alla stabilizzazione nel
settore privato e in quello pubblico, con politiche mirate per i giovani, le donne
e egli over 50;
c) misure per il reddito, come la riduzione della pressione fiscale sulle retribuzio-
ni fino a 35.000 euro l’anno; l’estensione della quattordicesima per le pensioni
fino a 1.200 euro mensili; la definizione di un salario minimo secondo parame-
tri negoziati dalle parti sociali e successivamente sancito per legge; l’adozione
del reddito minimo di inserimento;
d) misure per le imprese, come l’estensione dell’Iva per cassa a tutte le aziende
indipendentemente dal fatturato; l’introduzione della certezza dei termini di pa-
gamento da parte della Pubblica amministrazione, l’accesso facilitato al credito
per le piccole imprese e il lavoro autonomo.
Queste sono alcune proposte che noi avanziamo e sulle quali invitiamo tutti a
esprimere le loro opinioni.
A questo fine, nel corso del 2010 l’Associazione Lavoro&Welfare, proseguendo
nel solco delle sue iniziative formative e culturali, inviterà al confronto i protago-
nisti del dibattito politico e sociale per individuare insieme le risposte migliori af-
finché la crisi sia utilizzata come un’opportunità per le riforme, al fine di favorire
lo sviluppo e accrescere la coesione sociale del Paese.



 

Commento di Margie, il 07/08/2010 alle 08:44 Various people all over the world take the home loans from various banks because that is simple and comfortable.


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